l'arrivo dei normanni
In questo contesto infuocato, dall’attuale Normandia francese, cominciarono ad arrivare come mercenari, dei formidabili combattenti al soldo dei bizantini e poi dei principi longobardi di Salerno e tra questi emerse una famiglia di guerrieri straordinari: quella degli Altavilla, che sotto la guida di Roberto il Guiscardo, a cominciare dal 1047, conquistò tutta l’Italia meridionale mentreRuggero, in seguito assoggettò la Sicilia.
Il riflesso conseguente a 150 anni di combattimenti ed incursioni incessanti si ebbe anche nel territorio interessato dagli antichi palmenti.
I normanni, utilizzando tutte le risorse dello stato da loro costruito, edificarono una struttura statale potente ed economicamente efficiente, basata su molteplici attività artigianali, agricole e commerciali, puntando sulle coltivazioni tradizionali e rafforzando la tendenza in atto già nel periodo bizantino, incrementando l’allevamento del baco da seta, previa la coltivazione dei gelsi.
La coltivazione della canna da zucchero, degli agrumi, ereditata dagli arabi in Sicilia, fu estesa in altri territori propizi anche in Calabria, però il territorio che va dal Bruzzano al Bonamico, per le pianure costiere fu abilitato per l’allevamento dei cavalli delle razze calabresi, per motivi militari, considerate validi, tanto che in seguito Federico II, trasferì in Puglia 600 stalloni di tali razze.
Nella descrizione del territorio della nostra indagine, che fa Edrisi, storico arabo, ospite del re di Sicilia Ruggero, alla corte di Palermo, emerge l’assenza totale della coltivazione della vite e specificatamente nell’area di Bruzzano, mentre è indicata in quello più a nord, di pertinenza della città di Gerace viti”[1].
[1]Edrisi, L’Italia descritta nel “ Libro di re Ruggero “, a cura di M.Amari e C.Schiapparelli, Roma 1883, pp. 72-73.
