la dominazione angioina
Lo scontro furibondo tra Federico II di Svevia ed il papato, determinò, dopo la morte dell’imperatore, la fine del regno di Sicilia e l’arrivo degli angioini nell’Italia meridionale.
Infatti Clemente IV nel 1265, si affrettò ad offrire la corona del regno di Sicilia al francese Carlo D’Angiò, che scese in Italia nel 1266 e sconfisse a Benevento, Manfredi figlio naturale di Federico II di Svevia, che si era impadronito del Regno.
La maggior parte dei feudatari d’origine normanna si erano schierati con gli angioini, in quanto pretendevano l’infeudamento di vaste aree appartenenti alla Curia Regia e così fu più facile per Carlo D’Angiò mantenere il suo potere circondandosi di uomini a lui fedeli, che egli comunque gratificava.
Nell’anno 1268 Bruzzano con i suoi casali fu concessa al cavaliere francese Egidio Appard, mentre Policore (che comprendeva l’attuale territorio di Samo e di Sant’Agata), fu concessa a Filippo Balderi o Baldello, mentre Bianco (che comprendeva gli attuali territori di Caraffa e Casignana) fu concessa ai Ruffo, signori di Bovalino; pertanto a tre feudatari era stato concesso quasi tutto, tranne Africo, il territorio dei palmenti.
Nel 1274 Appard rinunciò a Bruzzano che fu assegnato a Giovanni De Brayda di Alba, che si rifiutò di pagare alla regia curia, 444 once dovute, per cui nel 1274 il giustiziere di Calabria Folco de Roquefeille sequestrò al signore di Bruzzano, fra le altre cose, 40 salme di vino bianco, corrispondenti a circa 10.000 litri[1].
Non era una grande quantità, però ciò ci dà l’indicazione che la viticoltura non era stata abbandonata del tutto nell’area in questione, durante il periodo normanno-svevo che era appena finito e durante quello angioino, da poco iniziato.
[1]P.DeBrayda, Giovanni De Brayda di Alba, Signore di Bruzzano Vetere in Calabria, Bene Vagienna 1932, estratto dal “Bollettino storico bibliografico subalpino”, XXXIV 1932 –I pag. 256.
