il ritorno dei greci:i bizantini
In virtù della decisione di Giustiniano di riconquistare l’occidente dell’impero, occupato dai regni romano-barbarici, i soldati di Bisanzio conquistarono l’Africa settentrionale, poi le armate bizantine si rivolsero in Italia e guidate da Narsete, nel 552 sconfissero a Tagina il re degli ostrogoti Totila e poi sui Monti Lattari le residue forze del popolo germanico, guidate dall’eroico Teia.
Con la scomparsa letterale degli ostrogoti, iniziò la bizantinizzazione dell’odierna Calabria con l’arrivo di flussi di coloni greci o ellenizzati, provenienti da tutto l’impero.
Tra le altre etnie ellenofone giunte nella Calabria attuale, in periodo bizantino, ci furono gli ebrei e gli armeni, di cui ci sono le testimonianze materiali sul territorio, dentro l’area della nostra indagine e al di fuori di essa.
Tra la fiumara di Bruzzano ed il Bonamico ci sono almeno alcuni toponimi che ricordano gli ebrei, riportate da cartine del 700: Judariu (villaggio degli ebrei), vallone del giudeo, portella del giudeo, nel comune di Ferruzzano, Judariu nel comune di Casignana e contrada Giudei a Bianco.
A sud, nell’area di S. Pasquale di Bova, nel contesto di una villa di età imperiale, sono emerse le tracce più notevoli della presenza ebraica, con una sinagoga che ebbe vita forse fino al VII sec. d. C., corredata da mosaici che riproducono la menorah e il nodo di Salomone, un’ansa di una Keay LII che porta impressa la menorah stessa.
Quest’ultimo particolare ricorda che nel territorio si produceva anche vino kasher, il vino per gli ebrei, che doveva seguire una trafila obbligata con cui si escludeva che il prodotto finale fosse stato toccato da mani non ebree; dalla coltivazione della vigna, alla lavorazione dell’uva, all’imbottigliamento.
Nel tardo antico, il commercio era veicolato da navicularii (ossia da armatori o padroni di navi in genere) giudei, che trasportavano ovunque, nel Mediterraneo, il vino del territorio.
Per quanto riguarda le testimonianze materiali armene, a sud della fiumara di Bruzzano, sopravvive la chiesa grotta di Brancaleone Superiore e un sistema di silos, per la conservazione di derrate alimentari, mentre dentro il territorio in questione, ricordiamo la Rocca degli Armeni o Armenia che visse fino al terremoto del 1907, che distrusse l’abitato di Ferruzzano.
Sui 157 palmenti analizzati nel comune di Ferruzzano, ben quattro portano impresse delle croci armene, tra cui, uno situato nei pressi del luogo dove sorgeva, il monastero basiliano di San Nicola del Prato.
Su tanti palmenti studiati sono state individuate delle croci bizantine, che indicano che la produzione di vino continuò ad essere notevole nell’area e tra di essi, due sono di estrema importanza, in quanto risulta impressa su di essi, la croce giustinianea, ed essi rappresentano gli unici esempi in Calabria.
La suddetta attestazione incisa, rappresenta il documento incontestabile, che denuncia l’uso di questi due palmenti, nel VI sec d. C., al tempo di Giustiniano.
Pertanto durante la dominazione bizantina, la suddetta area continuò a produrre vino e non possiamo sapere se la suddivisione del territorio, interessato al fenomeno dei palmenti sia stato parcellizzato allora, precedentemente o successivamente, dato che mancano i dati derivanti da un’indagine scientifica o in seguito ad una campagna di scavi.
Alla fine del VII sec. d. C., anche le immense fattorie su cui si reggeva l’economia di tutta la Calabria attuale e nel caso nostro quella di Palazzi di Casignana, entrarono in crisi in modo irreversibile e senza apparente motivo, in quanto non ci furono fatti storici sconvolgenti, tranne l’arrivo dei longobardi in Italia.
Era intervenuto un fatto nuovo però, determinato dall’irrompere sulla scena della storia della forza sconvolgente dell’Islam, che sperimentò il suo dinamismo dopo un’interminabile guerra d’usura tra impero persiano ed impero bizantino.
Nel 636 le armate dei califfi sconfissero prima i bizantini sul Yarmuk, nel 639 entrarono ad Alessandria d’Egitto e poi dopo una travolgente avanzata arrivarono nell’estremo occidente del Mediterraneo e nel 711, sotto la guida del berbero Tarik attraversarono l’attuale stretto di Gibilterra ed occuparono tutta la Spagna. Nello stesso anno 711 la cavalcata islamica raggiunse Samarcanda, dopo aver sommerso l’impero dei Parti.
Nello spazio di pochi anni, tutto il mercato del nord Africa, su cui si reggeva l’economia della Calabria, venne a mancare e l’attività basata sul vino collassò, tanto più che tale bevanda era vietata dalla religione musulmana.
E i vigneti tra il Bruzzano ed il Bonamico, che erano stati attivi per mille anni, poco alla volta furono abbandonati o parzialmente coltivati.
E non era ancora finita, perché nel 827 iniziò la conquista della Sicilia da parte degli arabi e già all’inizio del X secolo, iniziarono gli attacchi incessanti degli islamici sulla Calabria che disperatamente resistette, sotto la guida bizantina.
Ormai nelle lande devastate della Calabria bizantina, la gente aveva abbandonato le aree costiere,arretrando sulle colline più interne e più facili da difendere e proprio a ridosso di queste ultime trincee difensive, era stato trasferito il prezioso germoplasma, con la creazione inconsapevole di aree di conservazione di tante specie botaniche usate nell’agricoltura.
