Un mondo perduto
All’inizio degli anni 50 ,del 900,l’emigrazione di massa dalla Calabria,verso Australia,Stati Uniti d’America, Canada ed Argentina,determinò la fine del mondo contadino che si era mantenuto essenzialmente integro ed immutato per millenni.
Gli usi,i costumi,la letteratura popolare(fiabe),gli antichi mestieri,la capacità di sopravvivere con poco,velocemente cominciarono a scomparire,assieme a tutte le piante che avevano determinato la conservazione di un modello di civiltà statico,ma a misura d’uomo.
Le “prime vittime”furono le varietà di legumi e di piante per ortaggi e già agli inizi degli sessanta fu organizzata l’aggressione studiata a tavolino alle infinite varietà di grano, patrocinata dalla C.E.E. con sussidi per la coltivazione di grano con semi consentiti per favorire nuovi ibridi di grano ritenuti più produttivi quali il Patrizio e a partire dalla metà degli anni 70 del novecento il Creso, eccessivamente ricco di glutine,accusato di aver favorito la diffusione della celiachia in Italia, costruito a tavolino grazie a bombardamento con raggi gamma; in conclusione il grano duro più diffuso in Italia ed utilizzato per la fabbricazione di pasta e di tanti altri prodotti alimentari è un OGM ( ossia un organismo geneticamente modificato ).
A questo punto è doveroso menzionare il Triminì (grano strategico che veniva seminato alla fine dell’inverno nelle annate eccessivamente piovose e che maturava a maggio) a cui nell’autunno del 1982 alcuni volenterosi della Bovesia diedero inutilmente la caccia per salvarlo; era ormai un biotipo di grano estinto. Centinaia erano le varietà in tutta la Calabria e in Italia, possedute ormai solo dalle banche dei semi specie dalla Monsanto e dalla Dupont, le multinazionali dei semi, che controllano ed affamano il mondo contadino di tutto il mondo.
Abbiamo voluto evidenziare la vicenda del grano, in quanto in questo periodo si parla di esso a proposito del rilancio del grano Senatore Cappelli, creato nel 1915 in Puglia da Nazareno Strampelli e dedicato al senatore Raffaele Cappelli che aveva finanziato la sua ricerca sul grano.
Tale tipo di grano, soppiantato dal Creso è stato riesumato dalla Bioland di Gravina di Puglia in provincia di Bari, che ha comprato pochi anni addietro 200 grammi di semi dalla Banca del seme di Bari, la seconda per importanza in Europa, sull’ orlo del fallimento per via della mancanza di finanziamenti da parte dello stato.
Furono più fortunate le pluricentenarie piante di peri , di ulivi, di castagni, di querce a frutto dolce, ma che cominciarono ad essere sacrificate sugli altari di immondi caprai che d’estate incendiarono( e lo fanno tutt’ora )i campi abbandonati.
Le piante da frutto meno longeve, quali i meli, gli albicocchi, i susini, i fichi, i peschi ecc., sopravvissero stentatamente a ridosso dei villaggi, negli orti o nei piccoli appezzamenti irrigui, mentre le viti da tavola continuarono la loro esistenza, grazie alle pergole poste davanti alle case , come difesa dalle calure estive. Le piccole vigne condotte da anziani perpetuarono parte degli antichi biotipi presenti sul territorio e portate in Calabria da popoli in fuga ,a cominciare dai mitici Pelasgi, che costituirono la civiltà di Enotria (la terra del vino ) 17 generazioni prima della guerra di Troia.
In seguito arrivarono i coloni ellenici dalla Grecia e poi i romani con le loro ville rustiche(fattorie)ricche di essenze arboree di tutto il Mediterraneo ed infine i bizantini che arricchirono ulteriormente il germoplasma della Calabria.
I calabresi, mai hanno pensato di organizzare il salvataggio del proprio patrimonio vegetale , istituendo dei campi di conservazione,mentre solo a livello individuale e con enormi sacrifici,dei volenterosi lo stanno facendo o lo hanno fatto nel passato;per tutti è doveroso evidenziare l’operato di Domenico Andrieri di S.Giovanni In Fiore,che ha salvato dall’estinzione centinaia di biotipi di meli dell’altipiano silano. Le piante ritrovate vivono a rischio in un campo di conservazione privato, in quanto Andrieri purtroppo,ha gravissimi problemi di salute.
Il tentativo di costituire una piccola vetrina visiva, con un lavoro sulla biodiversità a rischio d’estinzione delle comunità dell’Aspromonte, va nella direzione di sensibilizzare un numero considerevole di persone, facendo loro vedere in foto, le immagini dei frutti dimenticati, vicini a scomparire.
Orlando Sculli
