top of page

il tardo antico

Il tardo antico, contrariamente a quanto capitò alle altre regioni d’Italia, fu di un certo benessere per la Calabria e per l’area qui analizzata.

Mentre altrove le ville rustiche furono abbandonate per oltre il 70%, in Calabria continuarono a svolgere attività produttive per il 50 % e questo caso capitò alla villa di contrada Casignana, che costruita nel I sec. d. C., ristrutturata nel IV, momentaneamente abbandonata nel V sec. a causa degli attacchi dei vandali, poi riprese a vivere per quasi altri due secoli, facendo probabilmente da collettore per tutta l‘area vitivinicola che dal Bonamico arrivava fino alla fiumara di Bruzzano.

Intanto era avvenuto che tutte le altre aree d’Italia o della stessa Calabria erano state attraversate da eserciti in armi che saccheggiavano, bruciavano, uccidevano, mentre la parte più meridionale dell’attuale Calabria, escludendo le incursioni vandale, che furono operative tra il 440 e il 477, rimase immune da questi flagelli per lungo tempo.

Pertanto poté riorganizzarsi, continuare a produrre e commerciare specialmente con la parte dell’impero d’oriente, di cui la Calabria faceva parte, che era stata pur’essa immune dai flagelli della guerra: l’Africa settentrionale.

Le ville romane sopravvissute si ristrutturarono, si espansero, divennero polivalenti nelle colture, diversificandole e producendo ricchezza.

Esse sicuramente nel periodo della dominazione ostrogota furono amministrate dai dominus non latini, che si sentivano comunque cittadini della parte dell’impero romano che sopravviveva ancora: quello d’oriente.

E gli ostrogoti intendevano ripristinare l’ordine ovunque non ci fosse, come ci racconta Cassiodoro, ministro del re ostrogoto che si preoccupava di rendere tranquilla l’area della sua Squillace e di far diminuire la pressione fiscale, descrivendo indirettamente il paesaggio agrario della sua zona, che era quello della Calabria tutta di quel periodo[1].

Ancora indirettamente ci menziona i vini che in quel periodo erano considerati i migliori, invitando un suo collaboratore a reperirgli un vino che era ritenuto  pari al Sabino e al Gazeto , ossia il Palmaziano[2].

 

[1]Cassiadoro Senatore, Lettere scelte, Frama Sud, Chiaravalle Centrale 1981, XII-15

[2]Cassiodoro Senatore, Lettere scelte, Frama Sud, Chiaravalle Centrale 1981, XII-12.

                                                                  < 6 >                        

  • Black Facebook Icon
  • Black Instagram Icon
  • Black YouTube Icon
bottom of page