la presenza romana nel bruzio(calabria romana)
Agli inizi del III sec. a.C.,dopo duecento anni di guerre intestine, le città elleniche avevano terminato la loro energia propulsiva e la capacità di organizzare la difesa contro il popolo italico dei bruzi, che partendo dalla città più rappresentativa, Cosentia, dilagavano ovunque, sottomettendo con facilità le città greche, che una dopo l’altra, caddero nelle loro mani.
L’unica soluzione che restava loro, per non finire annientate, era quella di chiedere aiuto ai romani e lo fecero.
Costoro arrivarono ben volentieri, delimitando le pretese dei bruzi e deducendo anche delle colonie nelle aree ormai scarsamente abitate a causa delle guerre.
Una certa autonomia restò alle città greche che risultarono alleate dei romani, che momentaneamente permisero loro di conservare le proprie leggi e di gestire il territorio,
ma nubi fosche si stavano addensando sul panorama politico dell’epoca.
Era finita la prima guerra punica con la vittoria di Roma e la conseguente conquista della Sicilia, ma nel 219 a. C., con l’attacco e la distruzione da parte di Annibale della città iberica di Sagunto, alleata dei romani, si riaccese la guerra che portò il geniale condottiero cartaginese ad invadere il cuore dello stato romano, stringendo da vicino Roma stessa.
Dopo le spettacolari sconfitte in campo aperto, contro Annibale i romani iniziarono una guerra di usura e la politica della terra bruciata e il condottiero cartaginese, nel tentativo di raggiungere la Sicilia, per essere più vicino alle aree di rifornimento da Cartagine, restò intrappolato per circa dieci anni nel Bruzio (attuale Calabria). In dieci anni di permanenza, tutto il territorio dell’attuale Calabria fu sottoposto a violenza di ogni genere, con ritorsioni incrociate, tra romani e cartaginesi e quando Annibale lasciò l’Italia per l’Africa, si portò dietro i fedelissimi soldati bruzi, che costituirono la riserva strategica nella battaglia di Naraggara
Il territorio devastato da anni di guerra risultò spopolato e cominciarono le deduzioni massicce di colonie romane, mentre di conseguenza la produzione vinicola diminuì e l’antico modello agrario, portato dai grecifu soppiantato dai nuovi modelli romani, che divennero dominanti a partire dal I secolo d. C., che si basarono sulle ville rustiche.
E sul territorio della Locride, numerosi sono gli esempi, ma per tutte riportiamo l’esempio di quelle spettacolari di contrada Palazzi del comune di Casignana ed il Naniglio di Gioiosa Jonica.
Per avere un’idea sulla villa romana di contrada Palazzi di Casignana, essa si articolava, in dimore del dominus e del fattore, in sale di rappresentanza, in doppie terme, in sauna, abbellite da splendide mosaici, tra cui uno su cui spicca un grappolo d’uva. Essa si estendevaper almeno 10 ettari.
Al momento sono stati messi in luce solo gli ambienti più importanti e già sono emersi frammenti o anfore intere di Keay LII, le urne vinarie che veicolarono i vini del territorio per tutto il tardo-antico, la cui presenza è attestata sulle coste di tutto il Mediterraneo.
Alle spalle della villa rustica di contrada Palazzi, sulle colline attorno a Casignana sono presenti almeno trenta palmenti scavati nella roccia.
La villa di contrada Palazzi ha di fronte il mare che dopo pochissimi metri dalla riva, sprofonda in una fossa che supera i cento metri e di conseguenza il posto era adatto per essere usato come approdo, da cui partivano le navi per raggiungere i porti del Mediterraneo, cariche sicuramente di vino, fino a quando ebbe vita.
