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I vitigni del Mediterraneo antico dell’Aspromonte

Dionigi  d’Alicarnasso afferma che 17 generazioni prima della guerra di Troia una parte della popolazione pelasgica del Peloponneso, guidata Enotro ,nipote di Pelasgo, emigrò verso l’occidente e giunse nell’attuale Calabria,dove ,per via della scarsa presenza umana esistente,in parte eliminata, si radicò e si selezionarono da essi, mescolati alle etnie preesistenti. dei popoli quali gli enotri,i siculi,gli itali:gli enotri avrebbero popolato l’attuale Calabria centro-settentrionale chiamata Enotria o terra del vino;i siculi e gli itali la parte centro-meridionale.
I siculi, in seguito spinti dagli ausoni, popoli italici, trasmigrarono in Sicilia, a cui diedero il nome,ma restarono in piccola parte nell’area dell’attuale Locri,dove li ritrovarono i locresi opunzi od ozoli, provenienti dalla Grecia; di essi restano le tombe scavate nella roccia nel comune di Locri,Gerace e Portigliola.
Gli itali occupavano la parte più meridionale dell’attuale Calabria, chiamata Italia e tale termine poco alla volta risalì la penisola fino a raggiungere l’arco alpino con Ottaviano Augusto. 
Fra gli altri popoli che si formarono dai Pelasgi ci furono i morgeti, specializzati nella coltivazione della vite.
Stranamente la leggendaria fuga dal Peloponneso dei pelasgi all’inizio del diciassettesimo secolo a.C., coincise con l’invasione achea della penisola ellenica e l’arrivo di essi nell’antica Calabria può avere una valenza storica, per cui i primi popoli che coltivarono la vite in modo diffusa in Calabria furono alcune tribù provenienti dalla penisola del Peloponneso.
A partire dalla fine dell’ottavo secolo a.c. tutta la Calabria attuale fu colonizzata da calcidesi provenienti dall’isola di Eubea, che fondarono Reggio e dagli achei provenienti dall’area del golfo di Corinto, che fondarono Crotone, Sibari, Locri, Scillezio, Caulonia, Medma, Ipponion, Sibari.
Ben presto tale territorio,chiamata in seguito Megàle Ellàs (Magna Graecia) ,assieme a parte della Lucania e della Puglia che si affacciava sul golfo di Taranto,si specializzò nella produzione di vino e parte di esso,quello proveniente da Sibari, raggiungeva tramite la città di Mileto, anche l’impero persiano.
La riprova di questo lo abbiamo dai numerosissimi frammenti di anfore vinarie,  le MGS, trovate su tutte le coste del Mediterraneo: dall’oriente all’occidente estremo, dalla Palestina al Tartesso .( Andalusia attuale).
Sibari divenne ricca e potente e fondò delle sottocolonie sul Tirreno e tra esse, Laos e Posidonia, chiamata in seguito Paestum ,furono le più famose. Il vino principalmente le diede la ricchezza, ma anche il lusso e la corruzione,secondo gli altri greci maschilisti e sessuofobici . 
I mariti portavano ai festini le loro donne che indossavano vesti scandalosamente trasparenti, ma il radicalismo di Pitagora che aveva fondata la sua scuola a Crotone e che si era impadronito della sua guida politica, portò guerra alla nobile Sibari che fu rasa al suolo e cancellata dalle acque del Crati deviato su di essa.
Fu l’inizio di guerre incessanti tra gli italioti, ossia i greci d’Italia (che era la Calabria di allora), che li portò alla rovina totale.
Nel quinto secolo a.c. i tessali cercarono d’insediarsi nella fertile terra dei sibariti, portando con sé le viti aminee lanate (aminee significa non rosse,quindi bianche) ,fortemente pubescenti da cui derivarono probabilmente i vari tipi di guardavalle, di lacrima bianca, che hanno nelle loro foglie una pubescenza molto marcata.
I crotoniati massacrarono i tessali, di cui alcuni si rifugiarono nelle sottocolonie di Laos e Posidonia, nelle cui aree si riscontrano vitigni bianchi fortemente lanati, tra cui la Coda di volpe.
Arrivarono i romani che dopo le guerre annibaliche, per punire le città greche dell’attuale Calabria e i bretti che avevano collaborato con Annibale, dichiararono ager publicus buona parte del territorio del Bruzio ( la Calabria al tempo dei romani )  e vi dedussero delle colonie ,sia di diritto romano che latino.
Il radicamento dei romani è evidente dai resti di numerosissime ville rustiche (fattorie ) che abbondavano sulla costa ionica e tirrenica di tutta la Calabria, prospere dal I al IV sec .d.C. ed ancora una volta il vino produsse  ricchezza.
A titolo esemplare si fa cenno alla villa romana di Palazzi di Casignana, articolata su almeno dieci ettari e dotata di doppie terme e di ambienti per la sauna, interamente mosaicati con marmi preziosi, in parte provenienti dall’oriente ;in un mosaico appaiono dei grappoli alati tanto simili a quelli che ancora sporadicamente sono presenti nei vigneti marginali.
Con i romani la viticoltura divenne più specializzata e servì l’esportazione verso molte parti dell’impero e mentre durante il periodo magnogreco il vino era veicolato dalle anfore MGS, in  periodo repubblicano romano fu trasportato dalle Dressel ;i frammenti di esse sono presenti sulle coste di tutto il Mediterraneo.
L’impero romano funzionò come un’enorme miscelatore di popoli, dove gli usi, i costumi  di ognuno avevano diritto di cittadinanza e naturalmente anche l’agricoltura di ogni posto dell’impero era arricchita dal contributo di altre aree.
I vigneti delle ville rustiche imperiali pertanto erano forniti delle varietà più famose di tutto l’impero e quindi anche nelle ville rustiche romane di tutta la Calabria di allora erano stati importati i vitigni più famosi dell’epoca.
All’inizio del V sec.nel 410 d.c., i visigoti di Alarico violarono e saccheggiarono Roma e poi proseguirono la loro corsa verso il sud, depredando, saccheggiando ed uccidendo. La loro corsa si fermò a Reggio che fu incendiata e poi cominciarono a risalire la penisola in senso contrario, ripercorrendo la via Annia-Popilia che gravitava sul Tirreno, mentre la costa ionica, dove ancora erano fiorentissime le ville rustiche ,fu risparmiata.
Nel corso del V secolo le aree costiere della Calabria meridionale furono sottoposte a saccheggio da parte dei vandali che partivano dalle basi dell’Africa settentrionale e di questo abbiamo la riprova al Naniglio di Gioiosa Jonica dove la vasca vinaria della villa rustica romana risulta interrata e tra i detriti ci sono frammenti di ceramiche del periodo in questione.
Arrivarono in seguito gli ostrogoti e durante la loro dominazione le ville furono attive con la variante che i nuovi proprietari non erano più di stirpe latina ma continuarono a produrre vino ed esportare e ciò lo dimostrano le anfore vinarie Keay LII, prodotte a S. Lorenzo e a Pellaro nella Calabria meridionale, i cui resti sono stati rinvenuti sulle coste di tutto il Mediterraneo specie quello  orientale,dove arrivavano dopo la conquista dell’Italia del sud da parte di Giustiniano .
In Italia numerosissime sono state rinvenute nell’area di Roma e fanno bella mostra di sé nella Cripta Balbi.
La produzione vinicola continuò nel periodo bizantino e lo dimostrano nell’area di Ferruzzano ,Bruzzano, Caraffa, S. Agata ,Casignana, le centinaia di palmenti scavati nella roccia, “ firmati “talvolta con la croce potenziata bizantina ,con la croce giustinianea o con quella armena. 
Spesso in alcune zone dei comuni sopra citati sono sopravvissute le aree centuriate fino ai giorni nostri servite da strade selciate fino a qualche decennio fa. Quale civiltà aveva organizzata la centuriazione, quella romana o quella bizantina? 
Probabilmente erano stati i bizantini a crearle al tempo di Eraclio l’Armeno, quando i longobardi invasero l’Italia e si stabilirono anche nella parte meridionale della penisola, dove fondarono il ducato di Benevento e vari principati tra cui quello di Salerno.
Essi occuparono per lunghi periodi la Calabria settentrionale dove fondarono alcuni castaldati e partendo da essi facevano incursioni verso sud. Per questo motivo furono costituite le centuriazioni stratiotiche, assegnate ai soldati, che facevano i contadini in tempo di pace ,ma poi si trasformavano in soldati durante gli attacchi esterni che venivano da nord e dai longobardi.
Tale situazione perdurò fino al 1040 circa  d.C., quando Guaimaro principe longobardo di Salerno fece arrivare sul suo territorio dei formidabili guerrieri normanni, i cui capi si sposarono con le principesse longobarde della Campania, di cui la più famosa fu Sichelgaita ,l’indomabile valchiria ,moglie di Roberto il Guiscardo, che precedeva il marito nelle battaglie .
Roberto iniziò la conquista del sud, strappandolo ai bizantini, che fu completata in Calabria nel 1060 con la presa di Reggio. 
Mileto, nel vibonese, fu una delle capitali dei normanni e città molto amata dal conte Ruggero ,tanto che vi si spense, mentre sulle costa jonica la più ragguardevole fu Gerace.
La Calabria del sud nel tardo antico continuò a produrre vino  esportato con le Keay LII specialmente in medio oriente ed in Africa settentrionale,dove ricorrentemente ne vengono ritrovati dei frammenti , mentre in Calabria per riscontro del commercio del vino del Bruzio ( Calabria attuale ) si rinvengono delle monete, coniate nelle zecche più importanti dell’impero: quella di Costantinopoli e quella di Antiochia ,ma non mancano quelle coniate dalla zecca meno importante di Cartagine, che serviva buona parte dell’Africa settentrionale.
Il fenomeno dei palmenti ,dalle innumerevoli fogge ,rappresenta   non solo il periodo bizantino,ma anche periodi più antichi a partire dal periodo protostorico e sicuramente da quello ellenico,in quanto nei pressi di alcuni di essi sono state rinvenute  nel 1933, delle tombe greche in contrada Carruso nel comune di Ferruzzano e in contrada Scotì nel comune di Sant’Agata, durante lo scasso per impiantare delle vigne; furono frantumati dei vasi dipinti e dai frammenti in seguito rinvenuti risultavano  locresi e corinzi, con la presenza di un puntone di una MGS.
Comunque sia tra la fiumara di Bruzzano ed il Bonamico, alle spalle di resti di ville rustiche romane  esiste forse la concentrazione più notevole di tutto il mondo, di palmenti scavati nella roccia : circa 750 su un territorio di circa 40 km quadrati. 
La guerra d’usura tra i persiani e i bizantini che si logorarono per decenni in lotte interminabili, 
spalancò le porte alle armate islamiche dei califfi che nell’agosto del 636, sotto la guida di Khalid ibn Al-Walid, batterono  l’esercito bizantino ,guidato dall’imperatore Eraclio l’Armeno sul fiume Yarmuk in Siria ; la Siria stessa e l’Anatolia meridionale, passarono stabilmente sotto il dominio islamico.
In pochi decenni gli arabi dilagarono verso occidente e verso oriente, toccando nel 711 la massima espansione, raggiungendo i Pirenei ad ovest e Samarcanda ad est e di conseguenza nel medio oriente e in Africa settentrionale islamizzati, fu vietato l’uso del vino e di conseguenza venne meno la coltivazione della vite nella Calabria attuale. 
Si continuò a produrre vino in quantità minori, ma quando gli arabi conquistarono la Sicilia, dove cancellarono la viticoltura, a partire dall’827, la produzione cessò sulla costa per via degli attacchi incessanti degli arabi ed una viticoltura limitata si trasferì nelle aree interne lontane dal mare.
Le colline pre aspromontane e quelle a ridosso delle Serre, da  Caulonia a Vibo Valentia, ebbero la funzione di bacini di conservazione del germoplasma del Mediterraneo antico , sia  riferito  alle viti che ad altre  specie vegetali. Nei vigneti marginali dell’Aspromonte ed in quelli del Monte Poro nel vibonese, nelle vecchie vigne dell’area del Savuto, del lametino ,ed in quella di Castrovillari e della Presila crotonese, resistono disperatamente  i vitigni del Mediterraneo antico in attesa che qualcuno e non le istituzioni calabresi, corra a salvarli dall’estinzione.

Orlando Sculli

 

 
 

 
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